Nella sua battaglia per la traduzione simultanea in lingua slovena delle sedute del Consiglio comunale, il presidente Furlanic sembrava rimasto solo. Le reazioni dei vertici del pd locale lo avevano messo in un angolo. Ma ecco che, inattesa, arriva una ferma presa di posizione dei gestori dei numerosi night club della fascia confinaria. Il titolare di un frequentatissimo centro benessere sito a due chilometri dal confine, ce ne sintetizza il contenuto: “gli italiani di Trieste, quando sono a casa loro, con le loro mogli, ragionano come se gli sloveni non esistessero. Ma dopo cena vengono a rilassarsi fra le braccia delle nostre ragazze slovene; nei nostri locali, gestiti da noi sloveni. E’ troppo comodo, e anche ipocrita, chiamarci “sciavi de merda” di giorno, per farsi belli con le mogli, e poi correre qui da noi di notte a farsi consolare. Se il Consiglio comunale non si adeguerà all’uso dello sloveno, applicheremo un sovrapprezzo alle prestazioni per i triestini. Cominceremo con un 10% per poi salire: 20%, 30% e via così, fino a raddoppiarlo. I tanti triestini, e fra questi molti politici, che vengono da noi la sera cambieranno idea”. Ma davvero i politici triestini, i consiglieri comunali e regionali, frequentano i privé d’oltreconfine? Il nostro interlocutore si allarga in un sorriso.
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lunedì 20 ottobre 2014
I Privé sloveni contro il Pd triestino
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mercoledì 13 agosto 2014
Esponente femminista vince una serata al Banana club. Parapiglia a Fernetti
Nel tardo pomeriggio di ieri, come d’abitudine, A.F., nota per essere un punto di riferimento del femminismo locale e tuttora impegnatissima per i diritti delle donne, si è recata oltreconfine per il rifornimento di benzina. Pagato il conto, ha esibito la tessera completa dei bollini e le è stato mostrato l’elenco dei premi fra i quali scegliere: un bollitore, una bilancia pesapersone, un kit di coltelli da cucina e, novità dell’estate, un ingresso omaggio con consumazioni gratuite al Banana club, un night club noto per l’avvenenza delle entreneuse, per le loro esibizioni al palo della lap dance ed anche per la presenza di numerosi privé.
La donna, non conoscendo il Banana club (o forse fingendo di non conoscerlo), ha chiesto spiegazioni ed il giovane cassiere, forse per la poca dimestichezza con la lingua italiana, ha offerto una descrizione eccessivamente plastica e colorita (e forse anche inutilmente dettagliata), suscitando la collera della cliente, la quale, fedele alla propria indole, ha manifestato apertamente e senza mezzi termini la propria indignazione, producendosi in una lunga ed articolata concione contro il perverso maschilismo che dilaga nelle stazioni di servizio. Non comprendendo il senso del monologo, il malcapitato giovane lo ha interpretato come manifestazione di insoddisfazione per i premi e, dietro consiglio del titolare, si è offerto di integrarli con ulteriori omaggi: due flaconi di olio motore, un cavo di traino e, che Dio lo perdoni, una videocassetta porno, articolo regolarmente in vendita nei distributori sloveni. Apriti cielo. Alla vista della videocassetta la donna ha perso il lume degli occhi e si è avventata contro i gestori, tentando di sfregiarli con la carta di credito. Fortunatamente era sul posto un agente di polizia fuori servizio che ha prontamente sedato la rissa, evitando che la situazione degenerasse.
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