lunedì 21 marzo 2016

Il Vulcanissimo alla conquista di Trieste. Terza puntata.


Signor Vulcanissimo, riprendiamo da dove ci eravamo interrotti, il Porto vecchio. Al di là delle perplessità, credo che anche lei abbia pensato a qualcosa. Dimentichiamo le ristrettezze e immaginiamo di avere tempo e denaro a disposizione, sogniamo.. Cosa ci farebbe?

L’unica cosa sensata sarebbe un Centro direzionale. Spostare in Porto vecchio le principali strutture pubbliche: Palazzo di Giustizia, prefettura, questura, uffici regionali, e pure Catasto, Tavolare, Agenzia delle entrate, INPS..  eccetera. Insomma un luogo dove uno va e trova tutto senza diventare scemo per trovare parcheggio in giro per Trieste. Certo che poi si aprirebbero altri problemi..

Cioè?
 
Se spostiamo lì gli uffici pubblici, si svuota il corpo della città e nasce, o, meglio, si aggrava, il problema di come riutilizzare gli stabili abbandonati. Che ne faremmo dell’attuale Palazzo di Foro Ulpiano, per esempio? In compenso si darebbe un bel taglio al problema dei parcheggi, togliendo dal centro il flusso veicolare che si convoglia sugli uffici sparsi nelle varie sedi.

E in un colpo solo abbiamo toccato tre temi non da poco: traffico, parcheggi e recupero edilizio. Argomenti che tengono banco da sempre.
 
Cominciamo dal traffico. Quindici anni di chiacchiere su un piano traffico che non è mai stato realizzato. Ci sarà un motivo, le pare?

E qual è?

Trieste non ha bisogno di un piano del traffico. Perlomeno non di un piano organico che ridefinisca le linee generali dei flussi veicolari.

Ah no?

Lei vede ingorghi? Vede arterie inutilizzate? Vede vie sovraccariche? A parte qualche fisiologica criticità in certi orari, il traffico automobilistico è scorrevole e stabile da anni. E grazie alla bora l’inquinamento atmosferico è sotto controllo. Quindi non vedo ragioni di rivoluzionare tutto, anche perché non esistono margini di modifica sostanziale. La città è questa, le arterie sono queste e non possiamo crearne di nuove. A meno di non voler asfaltare il golfo o scavare un tunnel nel ciglione carsico.

Immobilismo totale?

No, lentamente, senza traumi, si possono portare migliorie. Ma senza fantasie tipo la chiusura alle auto di Corso Italia, che potrà piacere ai commercianti, ma è irrealistica. Il traffico che passa di lì dove lo convogliamo? 

E la pedonalizzazione di via Mazzini?

Quella non l’ho capita, e, visto come è finita, evidentemente nemmeno chi l’ha fatta. Fino a quando il traffico automobilistico privato esisterà, dobbiamo accettare il principio che le vie che reggono traffico devono essere percorribili, mentre la pedonalizzazione può riguardare strade strette, brevi, che non sopportano un traffico rilevante e che quindi possono essere chiuse senza impatto negativo sulla fisiologia dei flussi. In questa ottica via Mazzini, che regge importanti linee di autobus, non può venire chiusa. In quella zona, piuttosto, si potrebbe ragionare sulla pedonalizzazione di via Roma, fra e delle vie San Spiridione e Filzi fra Corso Italia e via Valdirivo, deviandone i flussi, rispettivamente, sulle Rive e su via Carducci.

I vantaggi quali sarebbero?
 
Creeremmo un’isola pedonale lungo tutto il canale, dal mare fino a piazza S. Antonio, comprendente piazza Ponte Rosso, che al momento è tagliata a metà dal traffico di via Roma. Come se lei, in casa sua, per andare in bagno, dovesse attraversare il soggiorno.

Vedo qualche difficoltà nelle vie adiacenti, e comunque anche lei insiste nel medesimo segmento della città.

Ha ragione, si può intervenire anche altrove. Butto qualche esempio: via San Francesco. E’ talmente stretta che non contiene auto in sosta e neppure regge un traffico significativo. Nel tratto da piazza Giotti a via Carducci la si potrebbe pedonalizzare, deviandone il traffico su via Battisti. Otterremmo il risultato di rivitalizzare una zona del centro che è stata completamente trascurata. I commercianti della zona hanno ragione a dolersene. Anche nel dedalo di vie in zona Ospedale Maggiore, fra Rossetti, Piccardi, Conti, Foscolo e Pascoli si possono fare delle mini-chiusure che, senza modificare la circolazione, potrebbero dare respiro alla zona e riqualificarla. Insomma, interventi mirati e ragionati che non alterano l’impianto della circolazione ma danno respiro alle singole aree del centro.

Null’altro sul problema del traffico?

Detto che il tunnel di piazza Foraggi resta una vergogna da cancellare quanto prima, Trieste si caratterizza per una serie di tante piccole criticità. Doppi sensi in vie strettissime che diventano alternati in presenza di autobus, precedenze illogiche non segnalate, viottoli che dovrebbero essere pedonali e invece sono percorribili. Una qualche razionalizzazione si può e deve fare. Ne dico una: la rotatoria allaconfluenza fra via Flavia e strada della Rosandra non può essere rinviata. Ma più grave è sicuramente il problema dei posti auto, dei parcheggi in strada.

Ecco. Come la mettiamo?

L’idea di risolvere la questione coi parcheggi multipiano si è rivelata fallimentare. La gente non può permettersi di spendere cifre folli per un box auto: siamo a Trieste, non a Montecarlo. Cinquantamila euro per un box, cui vanno aggiunti gli oneri di gestione del parcheggio sono un controsenso, tanto più che non essendo stata vietata la sosta a bordo carreggiata, la gente ha mantenuto la vecchia abitudine di parcheggiare in strada.

E allora?

I quartieri del centro vanno divisi in sottoaree nelle quali la sosta in strada deve essere gratuita per chi in quell’area risiede o possiede la propria attività (tipo un negozio), mentre per tutti gli altri deve essere a pagamento.

Questo risolverebbe il problema?
 
Non definitivamente e non del tutto, ma sarebbe l’inizio della soluzione. Questo sistema darebbe più spazi ai residenti, garantirebbe introiti al Comune e fornirebbe una indicazione diretta delle esigenze reali di posti auto nelle zone centrali, su cui ragionare per trovare una soluzione definitiva. Inoltre, là dove vi sono parcheggi multipiano già realizzati, penso per esempio a via Fabio Severo o a via del Teatro romano, bisogna avere il coraggio di vietare la sosta in strada per incentivare l’uso dei parcheggi stessi.


(3. continua)

sabato 19 marzo 2016

Il Vulcanissimo alla conquista di Trieste. Seconda puntata.



Signor Vulcanissimo, è venuto il momento di passare ai contenuti. Nelle ultime settimane ha tenuto banco la proposta di creare la città metropolitana.

Idea vecchia di anni, sposata ora da persone che in passato l’avevano osteggiata. E’ solo aria fritta, dal momento che neppure nelle città per le quali è stata pensata si sta realizzando. In ogni modo l’orientamento generale è di istituire la Città metropolitana là dove vi è almeno un milione di abitanti. Quindi, per Trieste, stiamo parlando di niente.

Allora perché se ne discute? 

Si parla di Città metropolitana come anche di provincia autonoma, di Mega Uti, di fusione con Gorizia o di Territorio libero di Trieste. Mi meraviglio che nessuno abbia rispolverato l’Adriatisches Kustenland o proposto l’Unione delle repubbliche marinare dell’alto Adriatico.

Mettere tutto sullo stesso piano sembra una provocazione.

Provocazione che serve a far capire che è politicamente disonesto far credere agli elettori che il futuro della città possa cambiare creando nuove strutture amministrative. La burocrazia crea lavoro per i burocrati e basta.

Quindi fumo negli occhi?

E’ sotto gli occhi di tutti che la città di Trieste coincide con il Comune, ed è il Comune che deve occuparsi dei problemi, altro non serve. La Provincia aveva la funzione marginale di integrare con la città aree minori non assimilabili per ragioni linguistiche e storiche. Essendo, proprio per questo, un istituto utile hanno pensato bene di abolirlo.

Bocciatura totale.

Purtroppo la retorica politica prevale sul buon senso ed a farne le spese sono i cittadini.

Ma chi propone la città metropolitana sostiene che arriverebbero 50 milioni di euro.

E cosa ci facciamo con 50 milioni di euro? Non bastano neppure per risanare palazzo Carciotti. Rivoluzionare le istituzioni per avere due soldi mi pare una stupidaggine. Non avendo idee su quello che si può fare, la gente butta là idee a casaccio, facendo credere che da esse scaturirà chissà cosa. Invece se ci sono progetti buoni li si può realizzare con le istituzioni esistenti, anche con un commissario. Bisogna averli però, i progetti buoni.

E allora che progetti facciamo?

Siamo in epoca di vacche magre. Dobbiamo gestire l’esistente e porre le basi per il domani. La chiusura di Ezit e di Sviluppo Italia è una buona notizia. Deve essere il Comune in primis a cercare le soluzioni per riportare investimenti produttivi nella zona industriale. Esiste un assessore comunale alle attività produttive, ma mi risulta che attualmente si occupi di attività produttive in Slovenia. Ecco, forse sarebbe meglio un assessore che si dedica alle attività produttive a Trieste. Partiamo dalle imprese vicine, friulane e venete, e vediamo cosa possiamo fare per portare qui linee produttive. Il porto offre vantaggi considerevoli, la fiscalità è favorevole ed il Comune può studiare forme di agevolazione.

Ma il progetto dei progetti è il riuso del Porto vecchio.
 
La stasi del Porto vecchio è stato il grande alibi della politica cittadina per almeno trent’anni. Ci dicevano: “va tutto male perché il Porto vecchio è fermo. Appena lo potremo riutilizzare Trieste risorgerà”. Bene: ora l’alibi è caduto e voglio vedere cosa succede. Ovviamente non si può che essere favorevoli ad una riqualificazione economicamente valida, ma non ho ancora capito cosa pensano di farci. Voglio dire: fra tutti quelli che parlano di riuso, ce n’è almeno uno che ha fatto una proposta concreta e credibile? Dico una. Da quello che leggo il Comune paga una società che va in giro a proporre il Porto vecchio a destra e a sinistra, senza un piano, neppure di massima, e senza alcun vincolo di risultato. Poi magari questi tornano qui e ci dicono: “spiacenti, del vostro Porto vecchio non frega niente a nessuno. Ecco il conto per la nostra consulenza”.

Va bene, ma uno sforzo va fatto comunque.

Io la metto così. Se a qualcuno interessa il Porto vecchio o una sua parte, venga a Trieste e ci dica cosa vuole fare. Vedremo il progetto e valuteremo. Andare in giro con il cappello in mano ci espone al rischio di perdere tempo e denaro o, peggio, di importare in città meri speculatori.

Il palazzo dei congressi al Silos è una proposta concreta.

Ma congressi di che? Con chi? Guardiamo in faccia la realtà: Trieste è una città irraggiungibile. L’Alta velocità ferroviaria non arriverà mai (per fortuna) ed è un miracolo se riusciamo a mantenere i pochi collegamenti ferroviari che abbiamo; l’aeroporto è una barzelletta e automobilisticamente siamo remoti da tutti. L’idea di fare congressi a Trieste è surreale. Senza contare che la crisi ha colpito duramente il turismo congressuale anche là dove era consolidato.

Eppure l’attuale sindaco ha annunciato il progetto come certo.

Se è per quello era certo anche il parcheggio interrato sulle Rive. Ne ha più sentito parlare? Forse voleva solo litigare con la sua minoranza interna.

Mettiamo il Palazzo dei congressi nell’elenco delle promesse di Pulcinella?

Un palazzo dei congressi Trieste ce l’ha, la Stazione marittima. Fa schifo ma c’è. Potremmo rimodernare quello, tanto per parlare di cose sensate e non di sogni che non vedremo mai realizzati.

Questo discorso vale anche per il concetto stesso di riuso del Porto vecchio, a quello che capisco. E’ un’area definitivamente persa secondo lei? Proprio non ci si può fare nulla?

Non sono un urbanista, né un imprenditore 3.0. Se qualcuno ha idee realizzabili è benvenuto, ma dobbiamo fare i conti con la realtà. In quell’area ci sono enormi magazzini vincolati dalla Sovrintendenza, strutture antiche e pensate per contenere merci. Trasformarli in edifici ad uso diverso ha costi enormi e la funzionalità del risultato è tutta da dimostrare. Francamente le perplessità sono tante. L’affaccio sul mare è un fatto unico, ma come lo si sfrutta? Io sono d’accordo con chi dice che è un sito estremamente suggestivo, addirittura fascinoso. Ma la suggestione ed il fascino non si vendono.

C’è il mare, si parla di turismo.

E’ un mare portuale, non balneabile. E prendete l’esempio della Maddalena. Lì c’è il mare della Sardegna, il progetto lo hanno fatto i migliori architetti. Eppure sta andando tutto in malora.

Quel che non va altrove potrebbe funzionare qui.

Anche noi abbiamo il nostro precedente: Porto san Rocco. Andiamo a rileggere cosa si diceva delle magnifiche sorti della rinata Muggia grazie a quel progetto. Doveva cambiare la storia di tutto il territorio. Ho perso il conto di quanti fallimenti ha messo in fila la società Porto san Rocco. Con il Porto vecchio rischiamo di ripetere l’esperienza moltiplicata per mille. E a chi dico io credo stiano fischiando le orecchie.

Va bene signor Vulcanissimo, ci ha un pochino depressi ma continueremo la conversazione..

(2. continua)

giovedì 17 marzo 2016

Il Vulcanissimo alla conquista di Trieste. Prima puntata.



Le amministrative si avvicinano e bora.qua ospita il meno visibile fra tutti i candidati a sindaco di Trieste. Il vulcanico ed amatissimo, che spesso abbiamo ospitato e che da oggi chiameremo il Vulcanissimo, ci chiede di rompere il muro di silenzio che la stampa locale ha creato attorno a lui, per impedirgli di insidiare i candidati mainstream Cosolini e Dipiazza. Lo ospitiamo volentieri (ma non alla triestina) in una serie di dialoghi sulla città e sul programma.

Signor Vulcanissimo, Trieste sceglierà il sindaco per il prossimo quinquennio, da dove cominciamo?

Innanzitutto dobbiamo fare una riflessione su Trieste, perché senza una visione generale non si va da nessuna parte.

Va bene.

Cominciamo quindi col dire che la narrazione che si fa in città, sulla sfortuna di Trieste, sulla persecuzione della storia, è fuorviante, al limite della falsità. Trieste è una città fortunata che non sa sfruttare il suo destino. Il confine con la ex Jugoslavia è stato ed è un elemento di ricchezza. Basti dire che in città c’è chi si è arricchito vendendo blue jeans. E’ un dono avere un porto commerciale, che è come avere una miniera, con la fortuna aggiuntiva che non bisogna faticare per estrarre il materiale: la merce ti viene da sola in braccio, devi solo raccoglierla. Senza contare che un'industria impiantata in un sito portuale ha un vantaggio automatico nell'approvvigionamento di materie prime. E’ una fortuna il clima, compresa la bora che risolve i problemi di inquinamento ambientale ripulendo periodicamente l’atmosfera dallo smog. E’ una fortuna la bizzarra e fascinosa bellezza di una città neoclassica affacciata sul mare, un unicum europeo. Ed è soprattutto una fortuna gigantesca essere capoluogo di una regione autonoma, status che garantisce un regime fiscale di vantaggio e risorse che le regioni a statuto ordinario si sognano.

Quindi basta piangersi addosso?

Basta piangersi addosso ma soprattutto basta sprecare le fortune che abbiamo. I regali che la storia ci ha fatto.

Quali sprechi?

Detto che il porto funziona a meno di un terzo delle sue potenzialità, a Trieste, per decenni, si sono buttati soldi dalla finestra. Basta guardarsi intorno e ci si accorge che è tutto doppio: due ospedali, due stadi, due palazzetti dello sport, quattro teatri.. svariati spazi espositivi praticamente inutilizzati e se non fosse per litigi e ripicche avremmo due palazzi dei congressi e chissà cos’altro. Basti citare i deliri sul parco del mare. In più ci siamo lanciati in recuperi edilizi senza alcuna programmazione, investendo risorse immense in progetti irrazionali: il magazzino 26, la ex pescheria, il magazzino vini, la stazione idrodinamica, l’ex ospedale militare, la sala Tripcovich, la caserma Beleno, il museo De Henriquez..

Non tutte sono opere del Comune..

Infatti sto parlando della città nel suo complesso. Tutte le istituzioni hanno partecipato alla fiera delle castronerie. L’importante è mettere un freno a questa idea dell’intervento alla sperindio. Non si possono investire denari in un’area della città senza avere un’idea precisa di cosa farne, e su quanto se ne può ricavare in termini economici, come nel caso della ex pescheria. Lo dico perché con la sdemanializzazione del Porto vecchio rischiamo di ripetere i vecchi errori moltiplicati per mille.

Ne riparleremo... Resta il fatto che la città soffre una grave crisi economica ed occupazionale, qualcosa bisognava e bisognerà pur fare.

Risanare ruderi non porta lavoro e non crea ricchezza. La crisi economica ed occupazionale di Trieste è scritta in dati che tutti conoscono ma che nessuno osa citare: nel territorio provinciale, su cento occupati, due lavorano nell’agricoltura, tredici nell’industria e ottantacinque nei servizi. Con questi numeri – che nemmeno Londra o New York hanno – qualsiasi territorio sprofonda. Trieste muore di terziario, soffoca di uffici e di impiegati: senza produzione non si va da nessuna parte. Ecco perché il Friuli, che non è certo una potenza industriale ma ha solo qualche piccola o media industria, sta sopravanzando Trieste in tutto. La vera disgrazia della città è stata la deindustrializzazione, il resto è folklore. Purtroppo temo che si sia diffusa fra i triestini l’idea che lavorare consista in prendere un diploma o una laurea a caso e poi andare a caccia di una raccomandazione per entrare alle Generali, in Regione, nell’Azienda sanitaria, in Acegas o in qualche altro ufficio pubblico. Ora che tutto è saturo, il lavoro – questo tipo di lavoro – è diventato un miraggio.

Insomma la colpa dei problemi di Trieste è dei triestini?

Come per Milano ed i milanesi. Ma qui, in nome della specificità di Trieste, di una sua presunta e millantata eccellenza, ci siamo sottratti al confronto con il resto dell’universo, convinti di avere qualcosa in più. Invece era qualcosa in meno. Così abbiamo preso strade sbagliate e le abbiamo pagate a caro prezzo.

Per esempio?

Privatizzare Acegas ci ha poi costretto a cederla ai bolognesi. Le manie di grandezza di Coop operaie ha obbligato la città a supplicare le coop emiliane di salvare il salvabile. E la gestione perlomeno discutibile del patrimonio della fondazione CRT ne ha impoverito i soci, ovvero Comune, Provincia e Regione. E si potrebbe continuare, anche nel settore privato.

Capita di sbagliare, nessuno ha la sfera di cristallo.

Vero, ma che qui ci siano una visione distorta della realtà ed una mania di grandezza spropositata è testimoniato dal caso dello stadio Rocco. Un impianto nuovo da trentamila posti per una città che non ha squadre di calcio. Ci siamo arrivati per un ottuso e cieco gigantismo. Bastava guardarsi intorno e prendere esempio da città come Firenze o Bologna, che hanno un bacino di un milione di persone, quintuplo di Trieste, e si tengono stadi più piccoli risalenti agli anni trenta.

Scenderemo nei dettagli in seguito. Per concludere questo primo colloquio?

Guardiamo Trieste per quello che è per quello che ha. Non per quello che aveva, che vorremmo avesse o per quello che sarà fra cento anni grazie ai nostri sogni. Teniamo i piedi per terra e pensiamo all’esistente.


(1. continua)

giovedì 10 marzo 2016

#LoveKras: il rilancio delle Nozze Carsiche

Grandi novità nelle tradizionali celebrazioni della nostra provincia. Sull'onda della vasta diffusione di nuove forme di convivenza affettiva, la imminente cerimonia delle nozze carsiche, si adegua con un rituale dedicato anche agli aspetti più evoluti della vita in comune.

La rievocazione nata non a caso nel 1968, celebra gli usi nuziali popolari seguendo le fonti storiche ed etnologiche, senza trascurare i profondi cambiamenti che l'emancipazione ha comportato per la società contemporanea.

Di conseguenza, accanto alle ormai celebri nozze, che includeranno anche una rievocazione del matrimonio omosessuale/lesbico carsico, non mancherà il rito dedicato alle unioni civili carsiche e al nuovo divorzio breve carsico.

Per il prossimo allestimento è infatti prevista la rievocazione dell'unione civile carsica, dei pacs e dico carsici, del patto sociale di convivenza carsica e della formazione sociale specifica carsica; dato che tali forme di unione affettiva sono ormai consolidate nella contemporaneità e si riflettono sui costumi dell'altipiano. E' dunque inevitabile dar loro considerazione: mai come ora ci si sposa sempre meno e sempre meno durano quelle unioni fondate sul matrimonio.

"La nostra comunità non è rimasta indifferente all'evoluzione dei costumi" ha dichiarato la presidente del comitato organizzativo al nostro redattore. "E' anche per questo che andiamo avanti, anzi vogliamo andare oltre, con una nuova cadenza: adegueremo la tradizionale manifestazione alle recenti disposizioni sullo scioglimento del vincolo coniugale, facendola diventare semestrale."

I visitatori potranno assistere agli ormai storici addii al celibato e nubilato e alla cerimonia nuziale carsica nelle sue molteplici declinazioni, ma anche alla specifica formazione sociale carsica e al divorzio breve carsico.

Una festa dunque che non discrimina le molteplici forme che gli affetti assumono nè il loro epilogo, recuperando alla tradizione quanto fino ad ora ingiustamente trascurato dal rituale dei festeggiamenti.

"Intendiamo così dare una mano alle istituzioni nazionali che faticano a riconoscere i diritti nei cambiamenti sociali, pertanto con il Primroski Dnevnik e Delo, per l'occasione, abbiamo concordato che la pagina dedicata sia tradotta anche in lingua italiana a testimonianza della attitudine carsica a difendere e tutelare il vivere insieme in ogni sua forma, genere e declinazione. Sarà una bella festa." ha aggiunto entusiasticamente l'intervistata. Alla quale, noi di Bora Qua, non mancheremo

martedì 1 marzo 2016

Primarie PD: Cosolini vs Russo. Sondaggio n. 2


A pochi giorni dallo scontro, bora.qua ripropone il sondaggio. Chi vorreste come candidato sindaco del centrosinistra a Trieste?

votate il nostro sondaggio


Vi terremo aggiornati sui risultati parziali.


domenica 28 febbraio 2016

La piccola Sandrina inventa la parola “dipiazzare” e la Crusca approva

“Qualche giorno fa mia figlia Sandrina ed il suo compagno di classe Piergiulio giocavano al gioco del nuovo sindaco di Trieste…” Comincia così la lettera inviata all’Accademia della Crusca da una mamma triestina, che prosegue nel racconto: “a un certo punto ho sentito Sandrina dire frasi di questo tipo: <Andrea lo dipiazziamo all’Ente Porto, Gianluca lo dipiazziamo all’Acegas, Michela la dipiazziamo alla Fondazione CRT…> Allora le ho chiesto: <ma scusa, come li scegli quei nomi?> E lei: <più mi stanno simpatici, più importanza gli do, anche se sono stupidi. >  La cosa buffa è che la parola dipiazzare ricorda un po’ il nome di un ex sindaco di Trieste, quindi ho deciso di raccontare questa storiella a voi della Crusca”.
Qualche giorno dopo la mamma ha ricevuto la risposta dell’Accademia della Crusca: “Cara Sandrina, la parola che hai creato è bella ed efficace. Il linguaggio della politica fa spesso uso di parole composte dai nomi di persone realmente esistite, come stalinista (Stalin+ista), andreottiano (Andreotti+ano) o kennedismo (Kennedy+ismo). Si tratta di aggettivi o sostantivi che denotano uno stile, un modo di essere o di fare politica. Tu invece hai fatto di più, hai creato un verbo, cioè una parola che definisce un’azione specifica. Affinché dipiazzare entri in un vocabolario, bisogna che la usino tante persone e tante persone la capiscano. Se riuscirai a diffondere la tua parola tra tante persone e tante persone in Italia cominceranno a dire 'ho dipiazzato questa persona in quella posizione', intendendo che un amico ha avuto una nomina importante, ecco che allora dipiazzare sarà diventata una parola dell'italiano. Brava!"

martedì 23 febbraio 2016

Accordo Renzi-Verdini-Alfano: Giulio Camber sindaco di Trieste

Dopo decenni di implorazioni, finalmente la politica nazionale si è accorta di Trieste e la nostra splendida città si appresta a diventare il laboratorio del più ambizioso progetto politico degli ultimi decenni: il Partito della Nazione. Le laceranti divisioni del centrosinistra e del centrodestra, dopo aver sfinito i triestini, hanno indotto i politici nazionali a prendere in mano la situazione. E così Renzi e Verdini, i componenti del sodalizio toscano che di fatto regge il governo di Roma, hanno deciso di presentare un candidato comune sostenuto dall’alleanza PD-ALA-NCD, cui dovrebbero accodarsi anche Forza italia e SEL. Data la naturale propensione a destra dell’elettorato giuliano, la scelta è caduta sul popolarissimo ex senatore forzista Giulio Camber, stimatissimo da Verdini e dall’ex compagno di partito Alfano. La decisione ha raccolto entusiastiche reazioni in città, soprattutto da parte degli elettori del PD, che potranno astenersi dalle ormai inutili primarie del sei marzo. Il deputato triestino Cuperlo ha benedetto l’iniziativa con un breve comunicato: “Sarebbe auspicabile trovare una formula per nominare direttamente Camber da Roma, evitando l'inutile rituale delle elezioni. Speriamo che gli altri partiti si adeguino senza troppe storie”.

mercoledì 17 febbraio 2016

"Abolirò la bora"


"Altro che città metropolitana, Uti, Porto vecchio, Porto nuovo e altre monade, io cambierò davvero la vita dei triestini: abolirò la bora". Il vulcanico ed amatissimo politico triestino, tenacemente in corsa per la poltrona di sindaco di Trieste, irrompe nel dibattito sulle prossime elezioni con una proposta choc, alla quale non possiamo non replicare: "a parte che i triestini ci sono affezionati, come pensa di eliminare un fenomeno naturale come il vento?" "Adesso non stiamo a fare i comunisti con i soliti distinguo - risponde il nostro interlocutore - una soluzione si troverà, anche se non sarà semplice. L'importante è far capire alla gente che vogliamo risolvere i loro problemi e non prenderli in giro con promesse e progetti irrealizzabili e senza senso". 

lunedì 15 febbraio 2016

Primarie del PD: Cosolini o Russo?

Le primarie del PD oppongono Cosolini e Russo: chi votereste?

vota il nostro sondaggio

Risultato finale: Cosolini 47%, Russo 53%.




sabato 30 gennaio 2016

Il vulcanico ed amatissimo denuncia il plagio di Dipiazza!

Il vulcanico ed amatissimo ex amministratore contiene a stento la rabbia: “Dipiazza mi copia il programma e l’asservita stampa cittadina lo sostiene vigliaccamente”. Brandisce il Piccolo di oggi, 30 gennaio 2016, dove appare una lunga intervista al candidato sindaco del centrodestra, il quale, a proposito del Porto vecchio, dichiara: “Se avessi a disposizione quattro mandati farei interrare fino alla diga per portare navi da crociera piene di turisti”.  Il nostro interlocutore si accalora. “Non ci sto! L’idea è mia! Voi di bora.qua mi siete testimoni. L’ho proposto sia per Muggia che per Trieste, e questo signore se ne prende il merito!”. In effetti siamo testimoni delle proposte, annunciate in esclusiva a noi di bora.qua qui e qui.
Assicuriamo i lettori che saremo vigili e denunceremo altri eventuali plagi ai danni del nostro vulcanico ed amatissimo, che merita la primogenitura di progetti di assoluto rilievo per la nostra bellissima città.

domenica 10 gennaio 2016

Trovato l’assessore Tassinari: da otto mesi era chiuso nel ripostiglio delle scope

Barba lunga e fortemente deperito, ma vivo. Gli addetti alle pulizie di palazzo Cheba hanno casualmente tratto in salvo l’assessore alla cultura Tassinari che, per cause in corso di accertamento, è rimasto chiuso in un sottoscala del Municipio per quasi otto mesi ed è attualmente ricoverato presso l’Ospedale maggiore.  Appena possibile si potranno conoscere i dettagli di questa strana vicenda. Bocche cucite da parte degli altri membri della giunta, salvo un laconico commento del sindaco: “Ma dài?”

venerdì 18 dicembre 2015

Il Tram di Opicina centra il direttore di bora.qua

Nella tarda serata di ieri la legge del contrappasso ha dato prova della sua implacabile universalità, quando il destino ha voluto che si incrociassero le strade del nostro direttore e quella del Tram di Opicina, tanto spesso oggetto delle nostre attenzioni. Comprensibilmente, l’impatto ha avuto un esito favorevole al Tram, inducendo Centurione a riparare in idonee strutture di soccorso.

giovedì 10 dicembre 2015

“Andy Warhol assessore alla Cultura”

Il vulcanico ed amatissimo ex amministratore triestino esce allo scoperto. All’indomani del sondaggio che lo vede tra i favoriti per la carica di sindaco, ci confida i suoi progetti per la campagna elettorale. “Ho talmente tante idee che sarà difficile realizzarle tutte: l'interramento del golfo di Muggiail ponte di barche dal Miela fino in Sacchetta, la pista d'atterraggio in Porto vecchio, il senso unico in viale Miramare, la Sissa trasformata in pizzeria, l'idroscalo davanti al Molo Audace, la Barcolana allo Stadio Rocco, la nuova toponomastica ed altro ancora …” Ma il nostro interlocutore non si ferma qui: “I comunisti hanno distrutto la cultura di Trieste con i loro inutili musei. Ieri mi ha telefonato Diego de Henriquez, imbestialito con il Comune che ha rovinato la sua collezione caschi da guerra [testuale NdR]. Per l’assessorato alla cultura io il nome giusto ce l’ho: il mio amico Andy Warhol. Gli ho già telefonato ed è entusiasta dell’idea.”

mercoledì 9 dicembre 2015

Legge il Bugiardello e si addormenta alla guida: maxi tamponamento in autostrada

La Polizia stradale ha ricostruito la dinamica del grave incidente che ieri ha coinvolto decine di autovetture nel tratto di A4 nei pressi di Duino. Ad innescare la gigantesca carambola sarebbe stata una Golf guidata da G.P., quarantenne triestina. A quanto è emerso, la donna stava leggendo il Bugiardello, inserto satirico del Piccolo, e si è comprensibilmente assopita. La vettura ha quindi urtato il guard rail dando origine alla catena di tamponamenti.

lunedì 7 dicembre 2015

Il Piccolo diventerà un inserto del Bugiardello

Sgomento in città nella domenica senza quotidiano. Ieri, sei dicembre, i triestini si sono recati all’edicola come ogni giorno, ma si sono sentiti dire che l’amatissimo Piccolo non era uscito. Rabbia, delusione, disperazione e, pare, anche un suicidio. “E’ tutta colpa del Sindaco che non fa niente per la città” si sfoga con bora.qua un anziano in preda ad un misto di rancore e disillusione. Turbati da tanta sofferenza, abbiamo approfondito il caso, apprendendo che il comitato di redazione ha proclamato all’unanimità una giornata di sciopero per protestare contro la decisione della proprietà di trasformare la rubrica settimanale Il Bugiardello in un foglio quotidiano, di cui il Piccolo diventerà un inserto settimanale o addirittura mensile. Un redattore, che ci chiede di restare anonimo, ci confida: “in realtà rischiamo di diventare un inserto una-tantum. Ormai la decisione è presa: passa tutto nella mani di quelli del Pupkin.” Addio quindi alle pagine di sport e di cronaca locale, all’Agenda ed agli Spettacoli. Niente pagine nazionali e terza pagina di cultura. Unica certezza è la sezione necrologi, che uscirà con cadenza mensile in trenta pagine patinate.